Scegliere l'Europa per la scienza (dibattito)

22 Maggio, 2025

Signora Presidente, onorevoli colleghi, mentre negli Stati Uniti di Trump la libertà accademica è apertamente sotto attacco, anche in Europa non possiamo dormire sonni tranquilli. L'abbiamo visto nella repressione delle sacrosante proteste contro il genocidio a Gaza e contro l'occupazione coloniale della Palestina: studenti e ricercatori manganellati, conferenze annullate e accuse infondate e pretestuose di antisemitismo. È un segnale grave, gravissimo.

L'iniziativa Choose Europe for Science è importante e la sostengo: l'Europa dovrebbe sempre essere un rifugio, un luogo di libertà, cooperazione e speranza. Sarebbe bello – aggiungo – se lo fosse anche per migranti e richiedenti asilo, che fanno altri lavori e provengono da altre parti del mondo; ma non lo è.

Apriamo le porte solo alle eccellenze, come se il sapere non fosse sempre frutto di un lavoro collettivo, spesso invisibile e quasi sempre sottopagato. È una visione miope, che tradisce un'idea elitaria della conoscenza: l'idea capitalistica. L'Università va difesa nella sua interezza, come comunità, come luogo di sviluppo condiviso e non come vetrina di merito individuale.

In Italia chi fa ricerca è spesso un lavoratore povero, intrappolato in una precarietà cronica, costretto a una mobilità imposta, con conseguenze materiali e psicologiche devastanti. I posti di lavoro sono pochi, le prospettive pesanti, spesso solo all'estero. L'Università non si costruisce selezionando pochi eccellenti ma garantendo a tutte e tutti l'accesso al sapere.

Pertanto servono politiche pubbliche ambiziose, inclusive, di massa. Servono veri investimenti nella ricerca, perché la produzione di sapere è il miglior valore aggiunto che possiamo generare, non solo sul piano economico ma, soprattutto, sul piano culturale, sociale e democratico.

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