In data 17 maggio ho effettuato una visita ispettiva, senza preavviso, presso il CPR di Brindisi Restinco, accompagnata da un collaboratore, un medico e una mediatrice culturale.

L’ambiente riscontrato all’interno della struttura è fortemente compromesso dal punto di vista igienico-sanitario e psicosociale. Le condizioni generali appaiono altamente patogene, tali da rappresentare un grave pericolo per la salute fisica e mentale delle persone trattenute.
Le testimonianze raccolte restituiscono un quadro drammatico, segnato anche da storie paradossali. Alcune persone, ad esempio, sono state trattenute proprio mentre cercavano di regolarizzare la propria posizione presso la questura. Molti hanno legami profondi in Italia: famiglia, amicizie, relazioni che rendono ancora più incomprensibile la loro possibile espulsione.
La struttura in sé è spoglia, alienante, inadeguata a garantire condizioni di vita dignitose. “Qui è come un cimitero”, mi ha detto uno dei reclusi.
Le lenzuola e gli asciugamani sono in materiale sintetico, i cuscini sporchi, la presenza di insetti diffusa.
Il vitto è di qualità molto bassa, tanto che diversi trattenuti sono costretti a ricorrere a gastroprotettori per poter mangiare.
È stato riscontrato un uso massiccio di psicofarmaci. Il registro degli eventi critici sembra un vero e proprio bollettino di guerra. Contiene numerosissimi atti di autolesionismo e diversi tentativi di suicidio.
Quasi tutte le persone faticano a dormire, anche a causa del terrore di essere deportate in Albania, come già accaduto ad alcuni loro compagni. La paura è tangibile, alimentata da un clima d’incertezza, abbandono e tensione.
Al momento della visita, tra alcuni trattenuti regnava un diffuso stato di scoramento per la recente morte del signor Abel. Abbiamo parlato a lungo con un suo amico, che lo descriveva come una persona dolce e generosa. Diverse testimonianze esprimono il timore che la sua morte possa essere legata a un’overdose di psicofarmaci.
Ulteriori criticità riguardano la gestione sanitaria, che non garantisce interventi tempestivi nemmeno in presenza di gravi patologie. Secondo quanto riferito anche dalla direttrice del centro, persone con condizioni evidentemente incompatibili con la detenzione vengono comunque dichiarate “compatibili” all’ingresso. Le ASL dovrebbero esercitare un controllo più rigoroso, perché inserire soggetti vulnerabili in un contesto tanto nocivo equivale a metterne a rischio la vita.
La visita al centro di Brindisi Restinco conferma, ancora una volta, che i CPR, oltre a rappresentare un’aberrazione fascio-razzista sotto il profilo giuridico e politico, sono ambienti strutturalmente incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali.
