Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'Italia è il paese europeo con i salari più bassi in rapporto al costo della vita. La metà dei lavoratori guadagna meno di 1 700 euro al mese e, a Milano, l'affitto medio di un appartamento di 60 metri quadri è di 1 422 euro al mese, a Firenze 1 344 euro, a Venezia 1 284 euro, a Roma 1 104. Sono numeri che parlano chiaro: nelle città italiane l'accesso alla casa è diventato un privilegio.
Siamo di fronte a una vera e propria catastrofe sociale. Una catastrofe, però, che non ha cause naturali, è il prodotto di precise scelte politiche e quindi può essere affrontata. Serve solo la volontà a livello europeo.
Basterebbe adottare subito alcune semplici misure: una tassazione sugli immobili lasciati sfitti, il blocco dei canoni di locazione in rapporto ai salari reali, una tassazione fortemente progressiva sulla rendita, il divieto di affitti brevi turistici nelle aree ad alta tensione abitativa e, soprattutto, un massiccio stanziamento di fondi europei vincolati a piani di edilizia residenziale pubblica.
Eppure nessuna di queste misure trova spazio nel piano europeo per la casa appena presentato dal Commissario. Che cosa stiamo aspettando? Per quanto ancora pensate di poter ignorare una crisi che colpisce milioni di cittadini europei?
