Ispezione a sorpresa all’Istituto Penale per Minorenni “Cesare Beccaria” di Milano

15 Agosto, 2025

Ferragosto in carcere significa caldo opprimente, sovraffollamento e la disperata sensazione di essere soli e abbandonati mentre i più sono in vacanza con i propri affetti.

Nel primo pomeriggio ho effettuato un’ispezione a sorpresa all’Istituto Penale per Minorenni “Cesare Beccaria” di Milano.

Secondo testimonianze, materiale video e indagini in corso, proprio qui, nel passato recente si sarebbero consumate violenze gravissime: pestaggi, umiliazioni, torture. Non episodi isolati, ma una pratica ricorrente. Nell’inchiesta della Procura di Milano si parla di insulti, minacce, schiaffi, calci, pugni, ginocchiate, cinghiate. Agenti in gruppo si sarebbero accaniti su singoli ragazzi, poi rinchiusi in isolamento, ammanettati, spogliati, ancora sanguinanti. E tutto questo sarebbe stato coperto dai vertici delle precedenti amministrazioni.

Attualmente nell’istituto sono presenti 66 ragazzi, la maggioranza in custodia cautelare. La struttura è tra le più grandi — e più sovraffollate — d’Italia. In celle già anguste, alcuni dormono su materassi stesi a terra. In estate le attività sono ridotte al minimo: le giornate scorrono vuote, nel caldo asfissiante e nello sporco delle sezioni, nei passeggi sotto il sole rovente, senza praticamente nulla da fare.

Concentrare tanti minori fragili nello stesso orribile luogo, invece di inserirli in contesti educativi e di supporto, è un errore annunciato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: incuria, tensioni quotidiane, uso diffuso di psicofarmaci e sedativi, frequenti episodi di autolesionismo. Un carcere per minori — praticamente identico in tutto e per tutto a uno per adulti — non dovrebbe esistere. Non educa, non riabilita. Al contrario, aggrava fragilità e disagi, rischiando di trasformarli in qualcosa di ben più pericoloso.

Ciò che accade a Milano è parte di un problema nazionale: il sistema penale minorile italiano, un tempo all’avanguardia in Europa, sta scivolando da un approccio educativo, che considerava la detenzione un’extrema ratio, verso una logica sempre più punitiva e carcero-centrica. Il Decreto Caivano ha ampliato la reazione penale e il ricorso al carcere anche per reati non gravi. Nonostante il calo dei reati minorili, le misure restrittive sono aumentate e sempre più giovani finiscono dietro le sbarre. Quando questo governo si è insediato, negli IPM c’erano 392 detenuti; oggi sono 611, con un incremento del 55%. Una crescita senza precedenti, voluta politicamente e non giustificata da un aumento della criminalità.

La destra al potere sta imponendo un modello di giustizia minorile disumano e fallimentare, fondato sulla logica punitiva simboleggiata dal carcere. È una regressione grave, che cancella progressivamente ciò che di buono il nostro paese era stato capace di sperimentare: percorsi di studio, formazione, inclusione, vita comunitaria e legami con il territorio — strumenti di prevenzione e riabilitazione che non fanno notizia, ma che sono gli unici a dare risultati, come dimostrano ricerche ed esperienze.

Viene da chiedersi se l’obiettivo sia davvero risolvere i problemi o piuttosto gonfiarli, per poi speculare politicamente su propaganda e paura.

Copyright © 
Proudly designed with LatteCreative