Intervista all’europarlamentare, che parla dell’attivista tedesca estradata e detenuta in Ungheria.
Massimo Congiu
Maja T. ha 24 anni ed è cittadina tedesca. Si trova in carcere, in Ungheria, accusata dai giudici di aver preso parte a un’aggressione nei confronti di manifestanti neonazisti durante le parate del Giorno dell’onore nel febbraio del 2023 a Budapest. In tribunale compare con le manette ai polsi e con le catene alle caviglie, ha rifiutato di patteggiare una pena di 14 anni e ora rischia una sanzione ancora peggiore. Reduce da uno sciopero della fame di 40 giorni che l’ha minata fisicamente, sconta la sua prigionia in isolamento in pessime condizioni detentive. MicroMega ne parla con l’onorevole Ilaria Salis, europarlamentare di AVS.
Maja T. è detenuta a lungo in un carcere ungherese e a gennaio rischia una condanna a 24 anni. Onorevole Salis, immagino lei si riveda in questa vicenda.
Quando, a febbraio del 2025, l’ho vista portata in catene alla prima udienza ho provato un tuffo al cuore. Vederla ha rievocato in me i fantasmi di momenti terribili della mia vita. Maja si trova in carcere in Ungheria da giugno del 2024, è stata estradata pochi giorni dopo il mio rientro in Italia, io sono tornata da Budapest il 15 giugno, dopo le elezioni, lei è stata estradata il 28 di quel mese con una proceduta che ha dell’assurdo. Prima ancora aveva scontato un periodo di detenzione cautelare in Germania; tenendo conto anche di questo risulta che Maja è in prigione da due anni. A questo punto c’è da considerare il rischio, a suo carico, di una pena di 24 anni di carcere, praticamente un ergastolo, e questo mi ricorda lo stato d’animo d’angoscia in cui vivevo in quel periodo anche per le tante privazioni che caratterizzano le carceri ungheresi, nel senso che, per esempio, si viene privati della luce del sole, le celle sono buie, la mattina ti svegliano battendo sul blindo della porta, accendendo i neon, poi si sentono urla disumane che provengono dalle altre celle e non si capisce cosa succeda. Quindi, oltre alle privazioni materiali dovute al suo stato di detenzione, c’è anche la minaccia di questa condanna spropositata che in pratica è già stata decisa dal governo. Una condanna scritta a priori come risultato di un processo politico, una sorta di rappresaglia, di vendetta politica in cui il governo si esprime prima ancora che lo facciano i giudici sostenendo le accuse folli del PM, un processo farsa, insomma. Questo è l’aspetto centrale del tutto.
Ha modo di comunicare con lei, anche indirettamente? Se sì, che notizie ha?
No, non ho alcun tipo di comunicazione con lei e le notizie che ricevo sono quelle che circolano tramite i giornali e tramite coloro i quali seguono questo caso, sono le informazioni diffuse dai suoi familiari, da chi supporta Maja, nient’altro.
Cosa si sta facendo a livello europeo a suo favore?
C’è da tenere conto del fatto che Maja è cittadina tedesca ed è stata estradata dalla Germania in Ungheria, quindi spetta alla Germania prendere in mano la situazione. È auspicabile che Maja venga riportata al più presto nel suo paese e che sia processata lì in quanto in Ungheria non potrà contare su un procedimento giusto. Non c’è altro da fare, anche perché purtroppo le istituzioni europee non possono interferire neanche nel caso di stati membri, e quando questi ultimi violano lo Stato di diritto si apre una grande contraddizione. Di recente, all’ultima seduta plenaria del Parlamento europeo, abbiamo votato con una larga maggioranza un rapporto che denunciava la grave situazione in cui si trova lo Stato di diritto in Ungheria. Questo è un problema per Maja e per tantissime altre persone che in Ungheria sono considerate oppositrici o comunque non gradite, come, per esempio, i membri della comunità LGBT. Tale aspetto va a interferire con la libertà di migliaia di persone, e la contraddizione è che il rapporto chiedeva alle istituzioni europee di cessare l’erogazione dei fondi all’Ungheria e di portare avanti la procedura dell’articolo 7 che si applica nei casi di paesi che violano in modo consistente e persistente i valori fondanti dell’Ue. Ciò che l’Unione non può fare è intervenire in casi specifici come quello di Maja, solo la Germania può farlo e dovrebbe attivarsi visto che, ripeto, in Ungheria Maja dovrà sottoporsi a un processo privo delle minime garanzie democratiche.
A ottobre, dopo la plenaria, ha lanciato un appello a suo favore.
L’ho fatto anche perché il rapporto che ha confermato l’immunità parlamentare a mio favore ravvisava nel caso che mi riguardava la presenza di fumus persecutionis, quindi l’evidente intento da parte del governo ungherese di processarmi e incarcerarmi con una chiara volontà di persecuzione politica. Io credo che questo sia un documento importante il cui contenuto possa descrivere anche il caso di Maja la cui estradizione è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale tedesca. Sul mio si sono pronunciate le sentenze emesse dalle magistrature dei diversi paesi membri, anche il Parlamento europeo si rendeva conto che nel mio caso c’era un evidente intento di persecuzione politica. La relazione è stata votata, quindi questo vuol dire che a maggior ragione a un antifascista, a un oppositore politico non può essere garantito un processo giusto in Ungheria. Io avevo chiesto di essere processata in Italia prima del voto sull’immunità, richiesta che non ha avuto seguito. Non che io volessi sottrarmi al processo, il punto è che in Ungheria non potevo contare su un procedimento equo e giusto nei miei confronti, lo stesso va detto per Maja che viene portata alle udienze in catene e non la attende un giudizio sereno. A livello europeo è vietato portare a processo una persona con mezzi di coercizione fisica perché questo lede il principio di presunzione di innocenza.
Che idea si è fatta dell'estradizione che ha portato Maja in Ungheria?
Tutto è vergognoso in questo procedimento, anche le sue modalità. È sconcertante che un paese come la Germania abbia potuto permettere una cosa del genere. Il tribunale di Berlino, che è una corte di prima istanza, aveva concesso l’estradizione all’Ungheria e la difesa aveva impugnato questa sentenza di fronte alla Corte costituzionale federale. Per un problema di tempi tecnici questo ricorso aveva un effetto sospensivo a partire dal giorno dopo. Più precisamente, il ricorso deve essere depositato materialmente e a quel punto può scattare l’effetto sospensivo. Va però sottolineato il fatto che prima ancora che scattasse questo meccanismo, Maja era stata prelevata dalla cella alle tre di notte, svegliata, scortata da guardie col passamontagna armate fino ai denti, incappucciata in modo che non potesse vedere, caricata su un elicottero, trasferita in Austria e da lì in Ungheria, e quando è arrivata la sospensione Maja si trovava già nelle mani della polizia ungherese da un’ora, e non è stata riportata in Germania. La Corte costituzionale federale si è espressa dichiarando illegittima l’estradizione considerando anche le condizioni detentive del sistema carcerario ungherese, l’impossibilità di un processo giusto e le discriminazioni di cui è oggetto Maja sia per le sue idee politiche sia perché è una persona non binaria che si trova nel paese più repressivo dell’Ue nei confronti delle persone LGBT. Di fatto, però, continua a essere tenuta praticamente in ostaggio in Ungheria.
Le risulta che in Germania sia sorto un movimento come quello che si è creato in Italia per sostenere la sua liberazione?
Come quello non saprei, immagino ci siano delle differenze, delle specificità legate alla natura e alla situazione di ciascun paese. Vorrei comunque ricordare che a giugno Maja aveva intrapreso uno sciopero della fame, la sua richiesta era di essere riportata in Germania e processata lì. Un gesto estremo che esponeva la sua salute a gravi rischi; per questo era stata trasferita in un ospedale penitenziario che si trova ai confini orientali del paese, in un luogo fuori mano difficilmente raggiungibile per i suoi familiari, per il suo avvocato, per chiunque volesse farle visita. Con lo sciopero della fame Maja ha rischiato la vita, e di fronte a questo l’opinione pubblica tedesca ha iniziato a interessarsi maggiormente al suo caso la cui visibilità è cresciuta in quel periodo, il problema è che poi di fatto non si è arrivati a soddisfare le richieste di Maja, non le sono stati concessi i domiciliari, il giudice non glieli ha voluti dare per diversi motivi, anche per lo sciopero della fame. Assurdo. Sciopero che poi ha dovuto sospendere perché ne andava della sua stessa vita, però, di fatto, la situazione è rimasta immutata, non c’è stato un miglioramento. Immagino che sia difficile tenere alto il livello dell’attenzione nel lungo periodo.
Maja ha chiesto di non essere abbandonata. A suo avviso esiste questo pericolo?
Io spero di no, il fatto è che si deve trovare una soluzione concreta, va bene la solidarietà, ma occorrono interventi incisivi. Questa detenzione mette a repentaglio la sua salute, la sua vita, stiamo parlando di una persona privata della luce, di un’alimentazione adeguata, io lo so bene, a volte l’acqua dal rubinetto scorre marrone, tutto ciò è stressante dal punto di vista fisico, bisogna trovare una soluzione il prima possibile. Maja deve tornare in Germania, tra l’altro è in isolamento da un anno e mezzo, ciò significa che non parla con nessuno, è sola per 23-24 ore al giorno, e questo ha delle ricadute psicologiche. Certo, può comunicare con la sua famiglia, il padre è molto impegnato, molto attivo nella campagna per la figlia, è molto presente, rilascia interviste, l’estate scorsa ha anche organizzato una marcia, è stato un gesto dimostrativo per riportare l’attenzione sul caso. Il punto è che, lo ripeto, bisogna trovare una soluzione prima che la salute di Maja sia compromessa per sempre.
Sulla base della sua esperienza passata e attuale che percezioni ha rispetto allo sviluppo di questa vicenda?
La Germania deve intervenire, non so se lo farà, e se sì bisogna vedere se questo intervento verrà accolto dalla controparte ungherese perché il problema è che Maja è fisicamente nelle mani dell’autorità giudiziaria di Budapest che potrebbe anche decidere di andare avanti per la sua strada. Considerando l’accanimento contro l’antifascismo in quel paese sono molto preoccupata, spero che la Germania mostri la determinazione dovuta per risolvere in modo definitivo questo problema. Ciò è possibile tecnicamente e occorre un intervento deciso perché in Ungheria le condizioni detentive sono indegne, minano la salute dei ristretti e, come ho già precisato più volte, Maja non può contare su un procedimento corretto. Per gennaio sono previste quattro udienze, per il 22 di quel mese è in programma la sentenza che minaccia di essere agghiacciante per la sua sproporzione. Tutto questo in un processo che non dà a Maja alcuna possibilità di difendersi.
Il suo arresto, quello di Maja, di cosa sono segno a suo modo di vedere?
Quello di cui parliamo è un procedimento giudiziario folle che rientra in una retorica sovranista, il governo Orbán si inventa nemici per ergersi a difensore della patria, nemici che vengono sempre dall’esterno,i migranti, l’Ue, gli antifascisti stranieri che vanno lì a manifestare. La retorica del nemico serve alla costruzione del consenso, quindi ai fini di una propaganda interna. Aggiungo che viste le elezioni previste per la prossima primavera ci sarà una propaganda ancora più martellante. Il problema è quando i governi di altri paesi vedono questo come un modello, a quel punto c’è davvero da fare qualcosa, io credo che chiunque sia dotato di buon senso in Italia non voglia che qui si crei lo stesso clima politico che caratterizza l’Ungheria di Orbán. C’è da combattere questa deriva autoritaria anche nel nostro paese.
https://www.micromega.net/ilaria-salis-con-il-caso-di-maja-t-in-gioco-i-nostri-valori-democratici
