COMUNICATO STAMPA: SUDAN, SALIS (THE LEFT/SINISTRA ITALIANA): “NON DIMENTICHIAMO RIVOLUZIONE SOFFOCATA NEL SANGUE. PER IL SUDAN SERVE INIZIATIVA POLITICA UE NON SOLO UMANITARIA”

26 Novembre, 2025

“Da oltre due anni e mezzo, la popolazione del Sudan è travolta da una guerra atroce. Una guerra in cui la tortura, i sequestri, gli stupri, gli omicidi, la carestia imposta sono sistematicamente utilizzati come strumenti di terrore. A scontrarsi sono due forze militari: da un lato l’Esercito Sudanese, il SAF; dall’altro le Forze di Supporto Rapido, le RSF.
Entrambe sono state e sono tuttora legittimate e sostenute da potenze straniere — riconosciute, finanziate e armate da chi nella regione persegue interessi imperialisti o cerca partner per controllare la migrazione, compresa l’Unione Europea”, così l’Eurodeputata di The Left Ilaria Salis oggi in aula a Strasburgo, dove l’Europarlamento ha discusso una risoluzione sulla guerra civile e la crisi umanitaria in corso in Sudan

“Ma per capire davvero ciò che sta accadendo - senza ridurre la guerra, con il nostro sguardo orientalista, a mera catastrofe umanitaria - dobbiamo fare un passo indietro. Tra il 2018 e il 2019, il Sudan è stato attraversato da un vento rivoluzionario potentissimo.
Una vera sollevazione popolare: milioni di persone, soprattutto giovani e donne, si sono mobilitati attraverso comitati di quartiere, organizzazioni di base, scioperi e manifestazioni di massa. Chiedevano diritti e giustizia sociale, e volevano farla finita con il regime di Al Bashir. Quella straordinaria mobilitazione riuscì a rovesciare una dittatura militare durata trent’anni e ad aprire una possibilità di transizione civile e democratica”, ha aggiunto Salis che è la relatrice ombra per il gruppo The Left.

Dopo aver ricordato la rivoluzione del popolo sudanese, l’esponente della sinistra ha sottolineato la necessità della presenza di una vera iniziativa diplomatica e non solo umanitaria: “Quella straordinaria mobilitazione riuscì a rovesciare una dittatura militare durata trent’anni e ad aprire una possibilità di transizione civile e democratica. Ma, mentre gli insorti furono lasciati colpevolmente soli dalla comunità internazionale, sia il SAF che le RSF – le stesse due forze che oggi si affrontano e contendono il potere – allora collaborano per reprimere nel sangue la rivoluzione, per soffocare le aspirazioni democratiche del popolo sudanese. La contro-rivoluzione pose fine alla transizione civile, e la continuità con la vecchia dittatura militare fu ristabilita. E da lì si è sviluppato il conflitto devastante che oggi sta distruggendo il Paese. Ecco, il Sudan ci parla di questo: quando si tratta di schiacciare una rivoluzione, i nostri nemici si uniscono. Quando poi si tratta di spartirsi il potere, si fanno la guerra sulla pelle della popolazione. E noi, cosa abbiamo fatto, cosa facciamo per sostenere il Sudan?”.

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