I recenti attacchi ibridi e la strumentalizzazione dei migranti a Ceuta e necessità di una risposta coordinata per proteggere le frontiere esterne dell'UE (discussione) - Risposta Cartellino BLU

I recenti attacchi ibridi e la strumentalizzazione dei migranti a Ceuta e necessità di una risposta coordinata per proteggere le frontiere esterne dell'UE (discussione)

 Signor Presidente, onorevoli colleghi, Ceuta non è Spagna; Ceuta non è Europa. Geograficamente è Africa e, storicamente, è residuo del colonialismo europeo. È da questa contraddizione che bisogna partire se vogliamo parlare della crisi migratoria di fine luglio, che la destra ha immediatamente trasformato in propaganda razzista e nazionalista.

Il governo italiano ha addirittura bloccato Schengen con la Spagna: forse la Meloni non sa che non è possibile uscire da Ceuta senza passare ai controlli. L'Unione europea spende milioni di euro per fortificare questo lembo di terra africano: il 30 luglio i controlli sono stati misteriosamente allentati e 60.000 persone alla ricerca di una vita migliore sono entrate a Ceuta per chiedere accoglienza.

141 sono morte tragicamente; la stragrande maggioranza delle altre è stata espulsa. È una storia molto triste, che mette a nudo l'infamia della geopolitica e lo spirito coloniale che ancora pervade l'Europa.

Con quale diritto pretendiamo di limitare la libertà di movimento perfino nel continente africano? E come possiamo considerare l'arrivo....

NOTA STAMPA - Chiarimento ufficiale delle autorità tedesche: nessuna segnalazione di polizia nei miei confronti

Ho ritenuto opportuno richiedere formalmente alle competenti autorità tedesche (Bundeskriminalamt) chiarimenti in merito all’eventuale esistenza di una segnalazione di polizia a mio carico nel “Sistema Informativo Schengen”, alla quale le autorità italiane avevano fatto riferimento per giustificare il controllo domiciliare da me subito alla fine del mese di marzo.

La risposta ricevuta dalle autorità tedesche conferma che, allo stato attuale, non risultano segnalazioni nei miei confronti.

In questi mesi sono circolate affermazioni false e diffamatorie secondo le quali “la Germania mi starebbe cercando.”
Questa risposta fa piena chiarezza sulla situazione e smentisce definitivamente voci prive di fondamento, che sono quasi sempre utilizzate in modo gravemente strumentale per colpire la mia persona e la mia attività politica.

Mi riservo di tutelare la mia reputazione e i miei diritti in ogni sede competente nei confronti di chi dovesse continuare a diffondere notizie non veritiere.

Costruire un Iran democratico – Conferenza


Sono onorata di essere qui oggi per esprimere il mio sostegno alla costruzione di un Iran democratico, e a tutte le persone in Iran — donne, studenti, lavoratori, attivisti, prigionieri politici e i tanti popoli e minoranze del paese — che continuano a lottare per la libertà, l'uguaglianza e la democrazia in condizioni estremamente difficili.

Vorrei dire qualcosa su un piano personale e politico.

Per me, il movimento Jin, Jiyan, Azadî è stato una straordinaria fonte di ispirazione.

Il coraggio mostrato dalle donne e dai giovani dell'Iran ha risuonato ben oltre i confini del paese. Ha risuonato in Italia, ha risuonato in tutta Europa, e ha ispirato molte persone che hanno visto in quel movimento non solo una lotta contro l'oppressione, ma anche la visione di una società diversa, fondata sulla dignità, la libertà e la convivenza democratica.

Per molti anni, noi in Italia abbiamo denunciato la repressione condotta dal regime iraniano contro donne, studenti, minoranze, sindacalisti, giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti politici.

Ci siamo opposti alle esecuzioni, alla detenzione arbitraria, alla discriminazione e alla negazione sistematica delle libertà fondamentali.

Allo stesso tempo, vorrei condividere una preoccupazione più recente riguardo al contesto politico emerso dopo i recenti attacchi israeliani e americani contro l'Iran — attacchi che condanno con fermezza per la loro natura imperiale. Né Israele né gli Stati Uniti stanno portando la liberazione all'Iran. Stanno perseguendo i propri interessi geopolitici, e le loro bombe non porteranno democrazia né giustizia al popolo iraniano.

Nel mio paese, le mobilitazioni e i dibattiti pubblici sull'Iran sono stati sempre più dominati da forze di destra e di estrema destra.

Questo accade per diverse ragioni.

In primo luogo, perché ampie parti della diaspora iraniana in Italia hanno sviluppato stretti legami politici con forze monarchiste, in particolare quelle legate al figlio dell'ex Scià.

In secondo luogo, perché il sostegno al cambiamento di regime in Iran è spesso inquadrato all'interno di un più ampio allineamento geopolitico con Israele e gli Stati Uniti — un allineamento che le forze di destra in Italia e in tutta Europa abbracciano e promuovono attivamente.

E in terzo luogo, perché la solidarietà con il popolo iraniano viene troppo spesso strumentalizzata per alimentare narrazioni anti-musulmane e anti-islamiche che non hanno nulla a che fare con la democrazia, i diritti umani o la solidarietà autentica.

Ma c'è un altro problema che dobbiamo affrontare con onestà.

Oggi non è più raro vedere la bandiera della Repubblica Islamica sventolata in alcune manifestazioni in Europa contro il genocidio in Palestina.

Per certi settori della sinistra e dei movimenti sociali, il regime iraniano è percepito sempre più come un attore anti-imperialista semplicemente perché si oppone a Israele e agli Stati Uniti. In quest'ottica, i crimini, la repressione e la natura autoritaria del regime vengono talvolta minimizzati o ignorati.

Ovviamente non condivido questa posizione.

E credo che entrambe queste tendenze — la strumentalizzazione della lotta iraniana da parte della destra e l'idealizzazione del regime iraniano da parte di settori della sinistra — finiscano per indebolire la solidarietà internazionale con le aspirazioni democratiche del popolo iraniano.

Questa situazione crea una sfida difficile per tutti noi.

Come hanno spiegato compagne e compagni iraniani e curdi durante una discussione su un nuovo internazionalismo che abbiamo organizzato ieri qui al Parlamento Europeo con il Gruppo The Left, l'opposizione democratica in Iran è costretta a resistere su due fronti contemporaneamente.

Da un lato, la resistenza contro la guerra, l'aggressione straniera e il dominio imperiale — la minaccia esterna.

Dall'altro, la resistenza contro l'autoritarismo, la repressione e la Repubblica Islamica stessa — la minaccia interna.

Stare su entrambi i fronti allo stesso tempo è straordinariamente difficile.

Richiede chiarezza politica, coraggio e coerenza.

E merita la nostra più profonda solidarietà.

Perché le persone che lottano per la democrazia in Iran non dovrebbero essere costrette a scegliere tra dittatura e guerra.

Non dovrebbero essere costrette a scegliere tra un governo autoritario e l'intervento imperialista straniero.

Non dovrebbero essere costrette a scegliere tra una forma di oppressione e un'altra.

Il nostro compito, come democratici e internazionalisti, è sostenere una terza via: un percorso fondato sull'autodeterminazione, la democrazia, la giustizia sociale, la pace e la convivenza tra i diversi popoli e comunità dell'Iran.

È per questo che iniziative come la conferenza di oggi sono così importanti.

Dobbiamo dare nuova energia, nuova visibilità e un sostegno internazionale più forte al progetto di un Iran democratico: un Iran libero, pluralista, democratico e unito nella diversità piuttosto che nell'uniformità imposta; un Iran in cui diverse nazioni, comunità, culture e tradizioni politiche possano partecipare in modo uguale alla costruzione di un futuro comune.

So che questa non è una strada facile.

Ma la storia ci ha dimostrato molte volte che i regimi autoritari possono sembrare forti fino al giorno in cui improvvisamente non lo sono più.

Ciò che conta davvero è se le forze democratiche siano organizzate, connesse, visibili e sostenute internazionalmente quando quel momento arriverà.

Per questa ragione, voglio ringraziare tutte e tutti voi per il vostro impegno, il vostro coraggio e i vostri sforzi.

E voglio concludere esprimendo la mia piena solidarietà — e la solidarietà di molte persone in Italia e in Europa — con tutte coloro e tutti coloro che continuano a lottare per un futuro democratico per l'Iran.

Grazie.

 Un futuro nell'UE per i Balcani occidentali (discussione congiunta)

Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie al Movimento dei fenicotteri, in queste settimane l'Albania sta mostrando il suo volto migliore e sta indicando a tutta Europa una strada maestra da seguire. Centinaia di migliaia di persone in piazza contro un governo e un'opposizione ugualmente incapaci di rappresentare e difendere gli interessi popolari. Il loro messaggio è semplice e potente: l'Albania non è in vendita. Non è in vendita agli oligarchi e agli speculatori, non è in vendita a Ivanka Trump e Jared Kushner, non è in vendita a chi pensa che il denaro possa comprare tutto: la terra, la natura, perfino la democrazia.

Quella che stiamo vedendo non è soltanto una mobilitazione ambientalista, è una battaglia per la sovranità popolare. È la rivendicazione del diritto di un popolo a decidere del proprio futuro, senza che siano gli interessi economici delle classi dominanti a dettare l'agenda.

Per questo l'Europa dovrebbe guardare con attenzione a quello che sta succedendo in Albania. Non esiste garanzia migliore per il percorso di adesione all'Unione europea di un popolo vivo, consapevole e capace di mobilitarsi contro il capitalismo predatorio, in difesa della giustizia, dei beni comuni e della libertà.

Recenti proposte per la lotta alla povertà nell'UE (dibattito)

Signora Presidente, onorevoli colleghi, la povertà in Europa non è più un'emergenza marginale, sta diventando una frattura sociale sempre più profonda, più visibile e più violenta.

In Italia quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Ma la povertà non è una fatalità, non è un incidente della Storia, è il risultato preciso di un modello economico e politico che si chiama capitalismo: finché i governi continueranno a fare gli interessi dei capitalisti invece di quelli dei lavoratori, la povertà continuerà a crescere.

Noi rifiutiamo questo modello. L'Europa non deve essere uno spazio costruito per massimizzare i profitti, ma uno spazio fondato sulla cooperazione sociale, sulla dignità e sui diritti. E allora di che cosa stiamo discutendo oggi? Di una strategia europea per contrastare la povertà senza le adeguate coperture finanziarie? È ridicolo.

Per combattere davvero la povertà servono risorse economiche, investimenti pubblici. Servono buoni salari, case accessibili, welfare, sanità, pubblica istruzione. Servono soldi, quei soldi che, quando si tratta di riarmo o di sostenere le banche e le grandi imprese, si trovano sempre. Se si vuole combattere davvero la c, servono politiche serie per la redistribuzione della ricchezza.

Situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2024 e 2025 (dibattito)

Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, i diritti fondamentali sono sempre più sotto attacco in Europa.

L'agenda classista e liberticida dell'estrema destra è evidente. Ma in tempo di crisi e guerre anche le forze democratiche finiscono per accettare troppi compromessi al ribasso. Per noi, al contrario, i diritti di ciascuno e di tutte non sono negoziabili: sono la nostra linea rossa, la nostra barricata.

A chi giustifica la compressione dei diritti in nome della sicurezza, rispondiamo che una sicurezza senza diritti produce sudditi, non cittadini. E i sudditi non sono mai veramente al sicuro. A chi contrappone i diritti sociali ai diritti civili, diciamo che è un errore. Non è un gioco a somma zero ma una lotta che rafforza l'altra. E a chi sostiene che i diritti siano per alcuni, ribadiamo che o sono di tutti o altrimenti si chiamano privilegi.

Difendere i diritti acquisiti e conquistarne di nuovi è la stessa battaglia, la nostra battaglia. Ci vogliono sudditi della nazione. Noi vogliamo essere cittadini del mondo.

E quanti diritti avremo dipende da noi, dalla nostra capacità di lottare insieme. La storia della democrazia è una storia di diritti conquistati: sta a noi continuare a scriverla.

Crisi degli alloggi nell'Unione europea, con l'obiettivo di proporre soluzioni per alloggi dignitosi, sostenibili e a prezzi accessibili (dibattito)

Signora Presidente, onorevoli colleghi, la casa è la base dei diritti. Senza casa tutto il resto diventa fragile e precario: la sicurezza, il lavoro, la salute, l'istruzione, la dignità stessa delle persone. Eppure oggi, in Europa e senz'altro in Italia, troppe persone non hanno una casa; troppe famiglie faticano ogni mese a pagare l'affitto o il mutuo.; Troppi lavoratori non possono permettersi di vivere nelle città dove lavorano.

La crisi abitativa è ormai sotto gli occhi di tutti e fa rabbia, oltre che vergogna. Viviamo in società ricche e progredite: ma com'è possibile che non riusciamo nemmeno a garantire un'abitazione degna a tutti? Questo succede quando gli interessi economici vengono messi davanti ai bisogni delle persone, quando il mercato viene lasciato senza limiti.

Il potere pubblico, se vuole avere ancora qualche senso per i cittadini, deve intervenire. Le soluzioni esistono, ma ci vuole volontà politica: investire risorse pubbliche e tassare i grandi patrimoni.

Chiediamo un grande piano di edilizia residenziale pubblica, la limitazione degli affitti brevi turistici e misure contro il fenomeno delle case sfitte e la speculazione immobiliare.

Sulla crisi abitativa, oggi l'Europa ha scelto la parte sbagliata

Oggi al Parlamento europeo è stata approvata la relazione sulla crisi abitativa, che ormai dilaga in tutto il continente e colpisce anzitutto le classi popolari - ma ormai sempre più anche le classi medie.

Noi abbiamo votato convintamente CONTRO.

Perché le "soluzioni" proposte non affrontano le cause della crisi. Al contrario, rafforzano le stesse logiche che l'hanno prodotta.

Abbiamo provato a migliorare il testo.

Insieme ai miei compagni di The Left abbiamo presentato 35 emendamenti per cambiare davvero l'impostazione della relazione. Ma la maggior parte delle nostre proposte - ragionevoli, perfino moderate - è stata bocciata.


Di seguito alcuni esempi:

  • Emendamento 30
    "Sollecita gli Stati membri a scoraggiare l'accumulo speculativo di alloggi vuoti attraverso misure fiscali e normative."
  • Emendamento 32
    "Sottolinea la necessità di contrastare la criminalizzazione dell'occupazione degli alloggi vacanti, in particolare le proprietà pubbliche e gli immobili detenuti da proprietari che possiedono più beni residenziali, laddove tale occupazione sia effettuata da persone che non sono in grado di permettersi un alloggio ai tassi si mercato prevalenti;
    invita gli stati membri a incoraggiare la ristrutturazione degli edifici abbandonati o deliberatamente trascurati."
  • Emendamento 34
    "Esorta gli Stati membri ad attuare misure di protezione per le persone che non sono in grado di pagare l'affitto, tra cui il divieto di sfratto per mancato pagamento del canone di locazione quando non è possibile fornire alternative dignitose; chiede misure di protezione speciali per garantire che i minori non siano sfrattati e l'istituzione di una moratoria europea sugli sfratti in inverno."
  • Emendamento 38
    "Chiede che siano messe in atto misure giuridiche e di tutela sociale per garantire la piena protezione delle residenze principali, tra cui una moratoria generale per quanto riguarda l'esecuzione ipotecaria, gli sgomberi forzati e le aste"
  • Emendamento 40
    "Invita gli Stati membri a garantire quote specifiche per le donne in fuga da contesti di violenza domestica, sfruttamento sessuale o tratta di esseri umani nei programmi di edilizia sociale e pubblica e nei servizi di sostegno integranti le politiche abitative"
  • Emendamento 41
    "Ritiene fondamentale investire in un patrimonio abitativo pubblico in grado di influenzare le condizioni generali del mercato e invita la Commissione a proporre un piano europeo per la costruzione di alloggi pubblici e sociali volto a ridurre le diseguaglianze."
  • Emendamento 42
    "Afferma che nessuna unità abitativa che sia stata costruita interamente o parzialmente con fondi pubblici o che abbia ricevuto un sostegno finanziario a prescindere dalla sua entità, proveniente da risorse pubbliche dovrebbe essere venduta, trasferita o altrimenti messa a disposizione sul mercato immobiliare privato."
  • Emendamento 43
    "Invita la Commissione a proporre una nuova direttiva che regolamenti in modo equo le locazioni a breve termine."
  • Emendamento 44
    "Invita gli Stati membri e le autorità locali a utilizzare tutti gli strumenti attualmente disponibili per combattere gli abusi legati alla "airbnb-izzazione", in particolare la possibilità di istrituire zone riservate alle abitazioni principali e di definire una quota massima di unità destinate alla locazione turstica nelle zone a domanda elebata."
  • Emendamento 47
    "Invita la Commissione a proporre un quadro europeo vincolante per frenare la speculazione abitativa e immobiliare e per prevenire aumenti eccessivi dei canoni di locazione."

È stata persa un'occasione importante.
Le lobby dell'immobiliare continuano a dettare l'agenda politica europea sulle politiche abitative. Noi, per ottenere dei risultati, dobbiamo costruire la contro-lobby del diritto alla casa. Dobbiamo far valere le ragioni e organizzare la forza di tutti coloro che oggi pagano le conseguenze della crisi abitativa.
La casa è un diritto, non una merce né un asset finanziario, tantomeno un bene speculativo.

Casa per tutti/e, miseria per nessuno !

Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs Extraordinary meeting 09.03.2026