Per Ilaria Salis chiesta dall'Ungheria la revoca dell'immunità parlamentare

di Claudio Del Frate

L'iniziativa dei parlamentari del partito di Orbàn. L'Europarlamento  potrà adottarla o respingerla a maggioranza semplice.

L'Ungheria ha chiesto la revoca dell'immunità per l'eurodeputata Ilaria Salis. che prima del giugno scorso si trovava agli arresti a Budapest.  Lo hanno annunciato gli eurodeputati ungheresi di Viktor Orban  durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. La conferma è arrivata anche dalla stessa Salis. La domanda è stata avanzata dal governo di Budapest. 

«Ilaria Salis, il fatto che ti comporti come una sorta di vittima non è solo sconcertante, ma anche assolutamente disgustoso. Lasciatemi chiarire ancora una volta: non sei stata arrestata per le tue opinioni politiche, sei stata arrestata e processata per casi di aggressione a mano armata contro ungheresi innocenti!». Queste le dure parole del portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs. «Tutta questa farsa è uno scherzo, tu - attacca - non sei democratica e non sei una martire. Sei una delinquente comune».

«A breve sarà annunciata al Parlamento Europeo di Strasburgo la richiesta di revoca della mia immunità da parte delle autorità ungheresi - annuncia Salis in una nota - . Non è una coincidenza che la trasmissione della richiesta sia avvenuta il 10 ottobre, il giorno successivo al mio intervento in Plenaria sulla presidenza ungherese, quando ho criticato duramente l'operato di Orban. Evidentemente, i tiranni faticano a digerire le critiche. Ora occorrerà mobilitarsi». 

La richiesta dei parlamentari ungheresi è già stata comunicata oggi stesso alla presidente dell'assemblea Roberta Metsola. In base alla procedura la richiesta viene poi annunciata in Aula e «girata» alla commissione parlamentare competente. Questa può chiedere le informazioni o spiegazioni che ritiene necessarie e al deputato interessato viene offerta l'opportunità di essere ascoltato e di presentare documenti o altri elementi scritti. La commissione adotta, a porte chiuse, e presenta a tutto il Parlamento una raccomandazione di approvare o respingere la richiesta di revocare o difendere l'immunità. Il Parlamento adotta infine una decisione a maggioranza semplice.

«Condivido ben poco le idee di Ilaria Salis ma so per certo che voterò ben volentieri perché resti libera di fronte a questa ennesima persecuzione di Orban e dei suoi sodali e son convinto che la maggioranza del Parlamento Europeo farà lo stesso» dichiara l'europarlamentare Pd - S&D Pierfrancesco Maran, tra i primi a prendere posizione sul caso.

L'europarlamentare italiana eletta nelle liste di Avs era stata arrestata a Budapest l'11 febbraio del 2023 con l'accusa di aver partecipato a scontri di piazza con esponenti neonazisti ungheresi in occasione del «Giorno dell'onore». Ilaria Salis ha sempre respinto le accuse ma il suo caso era esploso a gennaio di quest'anno quando la militante era stata condotta in tribunale a Budapest incatenata alle mani e ai piedi. Era partita la mobilitazione che aveva portato prima alla concessione dei domiciliari e successivamente all'elezione a Strasburgo con oltre 176.000 voti di preferenza. Da qui l'immediata scarcerazione per effetto dell'immunità di cui godono gli europarlamentari.

In Italia Ilaria Salis è accusata anche per l'occupazione abusiva di una casa popolare Aler a Milano. Per questa ragione la Regione Lombardia ha chiesto il pignoramento dello stipendio dell'europarlamentare per una cifra pari a 90.000 euro

L'Europarlamento ha già revocato in passato il suo «scudo» nei confronti di parlamentari finiti sotto processo. Il caso più recente e più clamoroso riguarda l'ex vicepresidente dell'assemblea Eva Kaili coinvolta nel cosiddetto Qatargate e arrestata nel dicembre scorso.   Stessa sorte era toccata agli europarlamentari Antonio Cozzolino e Marc Tarabella.

Source: https://www.corriere.it/politica/24_ottobre_22/per-ilaria-salis-chiesta-dall-ungheria-la-revoca-dell-immunita-parlamentare-ce069ca8-e898-4800-a27e-1a7ab9ae1xlk.shtml

Ilaria Salis: “La revoca dell’immunità sarebbe vendetta politica”

Il 24 giugno il voto in commissione. L’europarlamentare: «Credo nello stato di diritto»

Source: https://www.lastampa.it/politica/2025/06/14/news/ilaria_salis_revoca_immunita_vendetta_politica-15190625/#google_vignette

“La mia vicenda non c'entra nulla con quella dei ministri sul caso Almasri”. Parla Ilaria Salis

La mia vicenda giudiziaria in Ungheria e l’indagine che coinvolge Nordio, Piantedosi e Mantovano per la scarcerazione e il rimpatrio del torturatore Almasri sono casi talmente diversi che metterli a confronto non ha alcun senso, se non quello di buttarla in caciara, come da manuale dell’estrema destra populista”, dice al Foglio Ilaria Salis. Come ha raccontato questo giornale, per gestire il voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti dei due ministri e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sulla vicenda Almasri, la maggioranza di centrodestra conta di prendere tutto il tempo possibile per il voto alla Camera. Temporeggiare, per far sì che il voto arrivi poco dopo quello della commissione Affari giuridici di Strasburgo e poi della plenaria del Parlamento europeo sulla richiesta ungherese di revocare l’immunità parlamentare a Salis, scarcerata dagli arresti domiciliari a Budapest proprio dopo l’elezione a Strasburgo con Avs e il riconoscimento dell’immunità, che ora il presidente ungherese Orbán chiede di revocarle.

Il voto nella commissione  su Salis – che a Budapest è accusata di aver aggredito tre attivisti neonazisti – è fissato per il 23 settembre. In questo consesso, il relatore sarà il popolare spagnolo Adrián Lázara – già presidente della commissione nella scorsa legislatura, quando l’immunità fu revocata agli indipendentisti catalani Carles Puigdemont, Toni Comín e Clara Ponsatí – e sembra intenzionato a chiedere la revoca per Salis. Due settimane dopo, comunque, sarà la plenaria dell’Europarlamento a dare il verdetto definitivo sulla vicenda. Solo dopo, secondo i piani della maggioranza, la Camera si esprimerà sull’autorizzazione a procedere nei confronti dei due ministri e del sottosegretario. E’ ovvio che in Europa Pd, Avs e M5s voteranno contro la revoca dell’immunità a Salis. E in questo modo, per FdI, Lega e Forza Italia sarà molto semplice propagandare questa versione dei fatti: “Ma come, in Europa votate per l’immunità per una picchiatrice che ha commesso un reato prima dell’elezione a parlamentare e in Italia vi indignate se lo stesso strumento viene usato per difendere tre ministri che hanno tutelato l’interesse nazionale?”. Ma l’europarlamentare – che pure nei mesi scorsi si è appellata a tutti, anche a Giorgia Meloni, chiedendo un intervento in suo favore – non ci sta all’equiparazione tra le due vicende. “Oltre al merito – dice – c’è poi il contesto. Davvero qualcuno può sostenere che il sistema giudiziario italiano, per garanzie costituzionali, sia paragonabile a quello della sedicente ‘democrazia illiberale’ ungherese? E’ evidente che Nordio, Piantedosi e Mantovano non siano vittime di una vendetta politica orchestrata dalla Corte penale internazionale, né che possano subire un processo iniquo. Invito invece chiunque a verificare con quale ‘imparzialità’ l’autocrate Orbán e i suoi sodali si sono espressi nei miei confronti. E con quali modalità barbariche – le catene erano solo la punta dell’iceberg – sono stata sottoposta a processo e detenuta in via preventiva per 15 mesi a Budapest, da innocente fino a prova contraria”.

E d’altronde, se sul piano comunicativo la strategia della maggioranza è quella di equiparare parzialmente le due vicende, su quello sostanziale FdI e Lega non hanno alcuna intenzione di farlo. All’Europarlamento voteranno infatti per la revoca dell’immunità a Salis, con la speranza che anche il Ppe, che sul destino dell’eurodeputata di Avs svolgerà il ruolo di ago della bilancia, segua questo indirizzo. Anche se, con lo scrutinio segreto, non è detto che non possano esserci sorprese. Dice Mario Mantovani, vicepresidente della commissione ed europarlamentare di FdI: “Noi dobbiamo attenerci al regolamento, che dice che l’immunità vale per fatti avvenuti durante e nell’esercizio del mandato parlamentare, mentre i reati contestati a Salis dall’Ungheria riguardano un periodo precedente. Già è incredibile che per questo voto ci siano voluti oltre otto mesi, mentre per gli altri casi giudicati in questa legislatura, con revoca avvenuta, ne sono bastati tre”. Non è un segreto che un pezzo di Ppe, che vede Orbán come l’avamposto di Putin in Ue, sia pronto a votare, nel segreto dell’urna, per non togliere la revoca dell’immunità alla parlamentare di Avs. “Mi auguro – dice Mantovani – che i colleghi di FI riescano a convincere tutto il Ppe che il voto per la revoca sia l’unico possibile se si segue il regolamento”.

Source: https://www.ilfoglio.it/politica/2025/08/07/news/-la-mia-vicenda-non-c-entra-nulla-con-quella-dei-ministri-sul-caso-almasri-parla-ilaria-salis-7988806/

L’esperimento di deportazione in Albania di Meloni è fallito.

Martedì scorso (28 gennaio), mentre il governo di Giorgia Meloni riprendeva i tentativi di deportare in Albania persone in cerca di sicurezza e di una vita migliore in Europa, si è verificato un blackout elettrico nel porto di Shengjin.

Mentre il personale del porto cercava di riattivare le luci, i funzionari si sono accorti che tra le persone detenute c’erano quattro bambini.

Sono stati quindi riportati in Italia — per la terza volta. I campi, da allora, sono rimasti vuoti, abitati solo da cani randagi.

Questo blackout riflette le difficoltà che affliggono il piano di Meloni. La premier ha messo in gioco non solo la propria credibilità morale, ma anche politica, su un accordo che continua a essere segnato da incertezze e fallimenti.

Venerdì (31 gennaio), i tribunali hanno ordinato che le restanti 43 persone trasferite in Albania venissero rimandate in Italia.

Meloni ha sostenuto che chi esercita il diritto legale di chiedere asilo o chi presta aiuto umanitario sia un criminale. Ma è proprio il suo tentativo di aggirare la legge italiana e internazionale ad aver generato questo caos.

Ad ogni trasferimento in Albania, il governo ha affermato di rimandare soltanto persone “non vulnerabili” in luoghi sicuri.

Sappiamo che nessuno che rischia la vita attraversando il mare proviene da un posto sicuro, e tutti affrontano qualche forma di pericolo.

Le autorità italiane si sono dimostrate incapaci persino di condurre un processo di selezione “appropriato”. Il governo Meloni ha ripetutamente deportato minori e persone vulnerabili in Albania. Anche con le carte truccate a loro favore, hanno finito per svelare la vera natura dell’accordo: un gesto politico disumano e sconsiderato.

E sappiamo che i paesi designati dal governo come “sicuri” non lo sono affatto, come dimostra il recente parziale dietrofront dell’UE sui finanziamenti alla Tunisia. In quel paese, le autorità vendono i migranti subsahariani come schiavi, alimentando un ciclo di violenza e sfruttamento.

Alcune delle persone deportate in Albania provengono dall’Egitto, dove il governo imprigiona regolarmente attivisti per i diritti umani e dissidenti.

Anche dopo che le forze di sicurezza del regime di Al-Sisi sono state coinvolte nella morte di uno studente italiano, politici italiani ed europei hanno continuato a finanziare quelle stesse forze.

Non dimentichiamo che la maggior parte di coloro che arrivano sulle coste italiane fugge dalla Libia, dove sono stati torturati e persino venduti come schiavi in campi sostenuti da fondi italiani ed europei.

Questi accordi vergognosi hanno alimentato la sofferenza umana, rendendo i viaggi ancora più pericolosi e mortali — motivo per cui ora il governo italiano ripone tutte le sue speranze nell’accordo con l’Albania.

Una trovata propagandistica

Non è solo speranza, ma anche molto denaro quello che Meloni ha investito nell’accordo, che costerà ai cittadini italiani oltre 800 milioni di euro, con 100 milioni già sprecati. E altri paesi dell’UE sembrano pronti a seguirne l’esempio.

Chi ci guadagna? Non le persone incarcerate nei campi, né gli albanesi illusi da false promesse di rigenerazione nelle città dei campi, né gli italiani, che avrebbero bisogno di case accessibili e lavori stabili invece di ulteriori sprechi di risorse.

Oltre ai guadagni politici che il governo Meloni spera di trarre da questa operazione di propaganda, gli unici beneficiari economici sono le aziende che traggono profitto dalla gestione dei campi e, forse, gli agenti di polizia pagati per sorvegliare spiagge accanto a strutture vuote.

Tutto questo è già stato tentato altrove. L’accordo vergognoso del Regno Unito per deportare richiedenti asilo in Ruanda è fallito miseramente, risultando costoso e illegale, senza che una sola persona venisse deportata.

I centri di detenzione offshore dell’Australia a Nauru — dove le persone venivano trattenute in condizioni brutali e degradanti al costo di mezzo milione di dollari australiani per detenuto — sono stati giudicati, proprio questo mese, in violazione del diritto internazionale dal Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite.

In breve, ogni volta che questi accordi sono stati provati, hanno ferito — o ucciso — persone, violato la legge e redistribuito fondi pubblici ai grandi appaltatori.

La dipendenza di Meloni da Elon Musk per sostenere l’accordo simboleggia perfettamente come i ricchi e i potenti usino chi attraversa i confini come capro espiatorio per dividerci.

Più a lungo questo accordo rimarrà in vigore, più saranno a rischio i diritti di tutti noi. Come persona che è stata incarcerata dal governo più autoritario dell’UE con accuse false, conosco fin troppo bene i pericoli delle politiche che imprigionano persone senza giusto processo.

Non è una coincidenza che il governo Meloni stia cercando di portare avanti un attacco su larga scala alle libertà civili, a partire dal tentativo di vietare ai migranti detenuti e ai prigionieri di protestare contro le condizioni in cui sono reclusi.

L’energia politica e le risorse spese per deportazioni e carceri in Albania dovrebbero invece essere destinate a sostenere le persone — sia quelle nate qui che quelle che cercano una vita migliore qui.

E le navi della marina che oggi trasportano persone attraverso l’Adriatico potrebbero invece essere usate per salvarle, in un anno in cui almeno 2.200 persone sono annegate alle nostre porte.

È tempo che il governo Meloni affronti la realtà: questo piano illegale e, si spera, fallimentare sta umiliando l’Italia agli occhi del mondo. E mentre altri paesi europei cercano di imitare l’Italia e creare propri “centri di rimpatrio”, dovrebbero imparare da questo esperimento crudele e costoso.

Di: Ilaria Salis

Fonte originale: EUobserver