Signora Presidente, onorevoli colleghi, la povertà in Europa non è più un'emergenza marginale, sta diventando una frattura sociale sempre più profonda, più visibile e più violenta.
In Italia quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Ma la povertà non è una fatalità, non è un incidente della Storia, è il risultato preciso di un modello economico e politico che si chiama capitalismo: finché i governi continueranno a fare gli interessi dei capitalisti invece di quelli dei lavoratori, la povertà continuerà a crescere.
Noi rifiutiamo questo modello. L'Europa non deve essere uno spazio costruito per massimizzare i profitti, ma uno spazio fondato sulla cooperazione sociale, sulla dignità e sui diritti. E allora di che cosa stiamo discutendo oggi? Di una strategia europea per contrastare la povertà senza le adeguate coperture finanziarie? È ridicolo.
Per combattere davvero la povertà servono risorse economiche, investimenti pubblici. Servono buoni salari, case accessibili, welfare, sanità, pubblica istruzione. Servono soldi, quei soldi che, quando si tratta di riarmo o di sostenere le banche e le grandi imprese, si trovano sempre. Se si vuole combattere davvero la c, servono politiche serie per la redistribuzione della ricchezza.
