Signor Presidente, onorevoli colleghi, da oltre due anni e mezzo la popolazione del Sudan è travolta da una guerra atroce tra due forze militari, entrambe legittimate, finanziate e sostenute da potenze straniere che perseguono interessi imperialisti o cercano partner per controllare la migrazione, come l'Unione europea.
Ma per capire davvero cosa sta accadendo bisogna fare un passo indietro: fra il 2018 e il 2019 il Sudan è stato attraversato da un vento rivoluzionario potentissimo. Milioni di persone, giovani, donne si sono mobilitate attraverso scioperi, manifestazioni di massa per i diritti e la giustizia sociale: volevano farla finita con il regime di al-Bashir e sono riusciti a rovesciare una dittatura militare durata trent'anni anni e ad aprire una possibilità di transizione democratica.
Ma, mentre gli insorti furono lasciati soli dalla comunità internazionale, sia il SAF che l'RSS – le stesse due forze che oggi si scontrano – allora collaborarono per soffocare nel sangue le aspirazioni democratiche del popolo sudanese; da lì si è sviluppato il conflitto devastante che oggi sta distruggendo il paese.
Ecco, quando si tratta di schiacciare una rivoluzione, i nostri nemici si uniscono; quando poi si tratta di spartirsi il potere, si fanno la guerra sulla pelle della popolazione. E noi, che cosa abbiamo fatto? Che cosa facciamo per sostenere il popolo del Sudan?
