Ispezione a sorpresa al Carcere minorile di Treviso

29 Agosto, 2025

Ieri ho fatto un’ispezione a sorpresa al carcere minorile di Treviso. L’istituto versa in condizioni indegne: fatiscente, inadeguato, sovraffollato, con picchi che quest’anno hanno addirittura superato il 200%.

Sono andata lì anche perché, tra quelle mura che separano dal mondo dei liberi, si è consumata la terribile vicenda di Danilo Riahi, conclusasi con l’assurda morte del diciassettenne in ospedale.

Una vicenda su cui deve ancora essere fatta piena luce. Su cui, soprattutto grazie al meraviglioso impegno e al lavoro delle realtà solidali e antirazziste che se ne stanno occupando, dall’Italia alla Tunisia, continueremo a mantenere alta l’attenzione.

Ieri sera, sotto la pioggia battente, eravamo in presidio proprio per questo: per ottenere verità e giustizia, e per non far mancare la nostra vicinanza e solidarietà alla famiglia e agli amici di Danilo.

I ragazzi reclusi, là dentro, stanno malissimo. Quel posto è quanto di più lontano da un ambiente capace di offrire stimoli positivi, prospettive di educazione e riscatto.

È straziante vedere così tanti giovani che, a Treviso come altrove, arrivano a gesti di autolesionismo pur di chiedere aiuto, di strappare un po’ di attenzione, alla disperata ricerca di cura. Un enorme fallimento umano, civile e politico, aggravato dal fatto che troppo spesso la risposta sia sedarli a colpi di psicofarmaci.

Mi fa tanto, tanto male rivedere quelle braccia segnate dalle cicatrici – le stesse dannate cicatrici lasciate dai tagli con le lamette – che avevo già visto sulle braccia delle donne con cui ho condiviso la prigionia a Budapest.

Le alternative a questo orrore esistono. E l’Italia, fino a poco tempo fa, era persino un modello in Europa per una giustizia minorile capace di fare a meno della prigione e orientata all’educazione.

Prima che questo governo autoritario imponesse anche ai minori la sua stupida ricetta carcero-centrica. Molto utile per fare del becero populismo penale, ma non certo a migliorare le cose.

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